Lo stemma, il sigillo, il gonfalone e la bandiera della Regione Toscana è un Pegaso rampante pronto a involarsi, su sfondo bianco, fiancheggiato da due bande rosse.

Il Pegaso, cavallo alato mitologico, nato dal terreno dove fu versato il sangue di Medusa che veniva utilizzato per trasportare le folgori fino all’Olimpo e poi, grazie alle briglie donate da Atena, venne addomesticato da Bellerofonte, era stato utilizzato dal Comitato Toscano di Liberazione Nazionale quale simbolo di libertà e indipendenza.

Sembra però che il simbolo adottato dal CLN della Toscana fosse stato preso da un partigiano il quale si era trovato per le mani un timbro di una nota casa petrolifera americana che aveva come simbolo proprio un cavallo alato, e lo aveva utilizzato per caratterizzare il CTLN.

Nel 1994 la Regione si accorse che stava utilizzando il Pegaso avendo però soltanto una legge del 1975 (LR 16 maggio 1975, n.44) che disciplinava soltanto l’uso del gonfalone, rimandando a legge successiva la disciplina dello stemma della Regione, ma soprattutto una norma che indicasse le motivazioni storiche o politiche per le quali era stato scelto questo come simbolo della Toscana.

Ero allora presidente della Commissione Affari Istituzionali del Consiglio Regionale della Toscana e fummo investiti del compito di redigere questa legge che una volta per tutte definisse i simboli della Regione, ed in particolare, Sigillo, Stemma e Gonfalone, e ne disciplinasse l’uso.

L’obiettivo era quello di giustificare l’uso del Pegaso, ma senza preclusioni verso altri simboli purché avessero radici storiche consolidate e diffuse nella nostra regione.

Un nucleo di funzionari del Consiglio Regionale intraprese una serie di indagini storiche e andò a frugare nei musei fiorentini per ricercare quelli che sarebbero potuti assurgere a simboli della nostra regione.

In queste ricerche emersero simboli come la Chimera etrusca, oggi conservata al museo archeologico di Firenze, come lo stemma Mediceo, che ha rappresentato circa 300 anni di storia della nostra regione, ma uscirono anche Grifoni rampanti, gigli di Firenze, Croci bianche in campo rosso (simbolo di Pisa) e rosse in campo bianco.

Nessuno di questi simboli però raccoglieva in se tutta la Regione, ma spesso solo una parte e le divisioni che hanno caratterizzato storicamente il nostro territorio, non venivano tutte soddisfatte, anzi potevano essere ulteriormente alimentate da un simbolo che non avrebbe rappresentato tutto il territorio.

Finalmente, in occasione di un sopralluogo al Museo fiorentino del Bargello, i funzionari del Consiglio regionale, si imbatterono in una moneta attribuita a Benvenuto Cellini realizzata nel 1537 in onore del Cardinale Pietro Bembo e che rappresentava proprio un Pegaso.

Il cavallo alato di questa moneta era possente e sfoggiava una muscolatura tesa, con le ali pronte a spiccare il balzo, con la coda contratta dalla preparazione al volo. Una rappresentazione possente e dalla posa classica che esprimeva in se l’arte, la bellezza e la potenza della storia di una intera regione.

Dopo una discussione abbastanza faziosa il 28 dicembre del 1994 la legge fu approvata e prese il numero di Legge Regionale 3 febbraio 1995 numero 18, “Disciplina dello Stemma, del Gonfalone e del Sigillo della Regione”.

Successivamente fu adottata una deliberazione della Giunta regionale (deliberazione della Giunta regionale 20 gennaio 1997, n. 21, “Disposizioni di attuazione della disciplina dell’uso e della riproduzione dei segni distintivi regionali”)

Questa legge è stata abrogata e sostituita dalla Legge Regionale del 21 luglio 2015, n. 59, che introduceva anche la “fascia” fra i simboli di riconoscimento della Regione.

Questa legge spiega anche l’uso dei colori bianco e rosso che ripetono quelli presenti nella bandiera del Granducato di Toscana e corrispondono a quelli già adottati da Ugo di Toscana, intorno all’anno 1000, nel suo stemma (comma 4 del preambolo).

 Ugo di Toscana, figura centrale per la ripresa e sviluppo dell’alto Medio Evo e primo dei marchesi sepolti a Lucca, riportò a Firenze il capoluogo della Tuscia e fece diventare il bianco e il rosso i colori della città; egli è celebrato quale fondatore del Margraviato (o Marchesato) di Toscana, riuscì a consolidarne i confini; gradualmente la denominazione “Tuscia” fu soppiantata dal nome “Toscana” (comma 5 del preambolo).

Da allora il bianco e rosso, divenuti successivamente i colori della bandiera del Granducato di Toscana, sono associati a tutta una varietà di segni distintivi della Regione Toscana (comma 6 del preambolo).

Furono quindi così spiegate le origini e le ragioni storiche del simbolo, dei colori e dei segni distintivi della nostra Regione.