Fra le numerose ipotesi sulle origini del nome di Firenze, è difficile dire quale sia quella più veritiera, soprattutto quando il tempo e la storia di una città come Firenze risale a più di 2000 anni addietro.

Noi vorremmo dichiarare con certezza che Firenze deriva da Fiorenza, la citta del fiore e che gli iris che crescevano spontanei sulle colline che circondavano la valle dell’Arno, abbiano ispirato il nome della città che poi si è legata indissolubilmente con questo fiore. Purtroppo però di questo “non c’è certezza”.

Come sempre, quando si va troppo a ritroso nel tempo, una risposta univoca non c’è, ma esistono molte teorie più o meno accreditate.

 

L’epoca villanoviano-etrusca

               Innanzitutto la storia della città ha origini etrusche, e forse addirittura in epoca Villanoviana. Infatti il primo insediamento stabile fu un villaggio su palafitte, realizzato attorno all’IX secolo a.C. dagli Etruschi, proprio nei pressi di un guado sul fiume Arno

Dalle fonti storiche sappiamo che il luogo dove oggi sorge la città era luogo di interesse per gli Etruschi insediati a Fiesole, ma che usavano il fiume come sbocco commerciale.

La colonizzazione di Fiesole fu dettata dalla necessità di cercare rimedio sia alle frequenti piene dell’Arno, che alla presenza della malaria, meno diffusa in collina e al clima, che in fondovalle era caldo, umido e meno ventilato in estate e più freddo in inverno.

Infatti, uno dei primi nomi che è stato attribuito alla città era “Birent” o “Birenz”, il cui significato era “luogo paludoso” a causa della presenza dell’Arno e dei suoi affluenti che scorrono nella pianura.

 

L’epoca romana

Ma se fino all’epoca etrusca, l’abitato in pianura si limitava a qualche fabbricato lungo il fiume, la vera città fu fondata dai romani. Secondo alcuni storici nel 59 a.C dalle truppe di Giulio Cesare, secondo altri nel successivo periodo augusteo.

La teoria dell’epoca giuliana sarebbe avvalorata dalla legge Giulia (lex Iulia agris limitandis metiundis), che attribuiva alcune “colonie” ai veterani dell’esercito. Sorse così un tipico “Castrum”, circondato da fortificazioni in laterizio, di pianta rettangolare. Al centro del Castrum c’era la piazza centrale o foro nella quale incrociavano le due vie principali degli insediamenti romani, ovvero il cardo e il decumano.

Il Castrum aveva quattro porte, ognuna rivolta verso i quattro punti cardinali, per il transito sul Cardo (porta Nord e porta Sud), attuali Via Roma e Calimala, e sul Decumano (porta Est e porta Ovest), attuali Via del Corso, Via degli Speziali, Via Strozzi.

Lungo il lato Est del Castrum scorreva allora il torrente Scheraggio. Da qui il nome di una delle prime chiese di Firenze, quella di San Piero in Scheraggio che si trovava fra l’attuale Palazzo Vecchio e al di sotto delle attuali fondamenta degli Uffizi. Di questa chiesa sono ancora visibili alcuni archi in Via della Ninna e alcune mura all’interno del piano terreno degli Uffizi. In epoca medievale, la chiesa dava il nome ad uno dei sesti della città e, come ricorda una targa in marmo, “…fra le cui mura, nei Consigli del Popolo, suonò la voce di Dante”.

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Sovrapposizione del Castrum romano sulla pianta attuale della città

              La centuriazione della campagna circostante seguiva invece un allineamento parallelo al corso dell’Arno.

              Con la creazione di questo insediamento stabile la città ebbe l’indipendenza da Fiesole.

A quest’epoca è certo che i romani chiamavano la città Florentia.

Florentia richiama subito in mente un fiore, ma poteva anche fare riferimento anche alla fertilità dei terreni alluvionali della valle ovvero “florentes.

Florentia è infatti un nome beneaugurale: “che tu sia florida“, “città della floridezza”. Allo stesso modo Potentia, Piacentia, Valentia, Pollentia in altre regioni dell’Impero. Anche l’antico nome di Granada, ad esempio, era Florentia Illiberitana. L’origine puramente benaugurale della parola Florentia è stata confermata anche dall’Accademia della Crusca.

Un’altra tradizione vuole che il Castrum venne costruito durante il periodo primaverile dei “Floralia”,o Ludi Florales, giochi in onore della Dea Flora, la Dea romana dei fiori e della crescita delle piante. Quindi i giochi dei fiori e il periodo di Floralia, potrebbero aver ispirato il nome del nuovo insediamento.

Con l’espansione dell’insediamento dal guado sull’Arno si passò ad un ponte in legno molto più adatto per i cavalli e i carri, e quindi per trasportare merci. Dai reperti trovati nell’Arno, delle pile di pietra su cui montavano tavole di legno, si è dedotta la grandezza della passerella.

Anche l’espansione dei romani, che dopo l’Etruria occuparono la pianura padana, favorì il progredire dell’insediamento, anche perché la strada consolare Cassia passava dal ponte per terminare, dapprima a Fiesole e poi per proseguire verso la Romagna.

 

Una leggenda

La storia antica di Firenze ci offre quindi alcuni spunti sull’origine del nome della città, ma oltre a queste non può mancare anche una leggenda, che ricorda poemi omerici e che vede un grande re nella storia di Firenze: il Re Fiorino.

Per raccontare questa leggenda dobbiamo partire da molto lontano, prima ancora dell’arrivo dei romani. Firenze era ancora un piccolo agglomerato di capanne di legno in riva all’Arno, le poche famiglie che vivevano in quelle zone paludose e di malsano ambiente, potevano avere il “mito” ed il sostegno di un leggendario personaggio, vissuto proprio sulle rive dell’Arno.

Si parla di un uomo umile e coraggioso che difendeva fino allo spasimo quelle capanne, quelle famiglie e il luogo mitico che diverrà nei secoli, una delle belle città del mondo.

Il Re Fiorino era un giovane e aitante uomo, biondo, bellissimo e forte, la sua gente era continuamente sotto assedio dal “Lucumone” etrusco che lo controllava dall’alto della collina fiesolana.

I fiesolani iniziarono a poco a poco, a prendere posto sulle rive dell’Arno, costruirono nuove capanne, attraccarono sul fiume zattere e fecero mercati e commerci sulla via del passaggio per il nord, prendendo possesso lentamente, ma con determinazione, alcune zone di fondovalle.

Il Re Fiorino non poté durare a lungo nel preservare la propria gente e le proprie terre, i nuovi mercanti avevano inesorabilmente coinvolto nei commerci anche coloro che volevano restare a lui fedeli. Sentì vicino la fine del suo regno, ma non esitò a combattere per la libertà della propria terra contro l’indomabile tiranno di collina.

Il Re Fiorino cadde in battaglia trovando la morte, trafitto da una spada etrusca, in una bellissima giornata di primavera, in un campo di giaggioli.

Il suo nobile sangue non fu versato invano, i giaggioli si tinsero di rosso, il color porpora del suo sangue si sparse tutt’intorno lasciando indelebile il segno di Fiorenza nella storia.

Ma non è tutta leggenda. Un segno doveva aver luogo in quel periodo di transizione tra Fiesole e Firenze. Ed è qui, in un luogo mistico ed anonimo, vicino ad una struttura difensiva che, potrebbe essere stata usata dal nostro Re Fiorino per difendersi dall’etrusco.

Il Barbacane di Fiesole e Firenze, si trova ancora lì, a metà strada tra la Madre e la Figlia, al tempo magari, data la povertà dei piccoli villaggi, era un terrapieno che rappresentava una soluzione semplice, veloce e poco costosa, per difendersi dal nemico.

Ora, nelle rovine di un muro, c’è una placca di pietra, nella quale è scolpito a chiare lettere: “A MATRE ET FILIA AEQUE DISTO”.

 

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Bandieraio fiorentino